giovedì 21 febbraio 2008

Talamo #5

"Ogni tanto entri in quella parte di mondo che io sto guardando.
E tutto s'accende.
Di luce, di brillare, di voce che avvolge.
Ed ogni volta mi dico che sei soltanto una motocicletta.
Che come te n'ho viste tante.
Che cento anni assieme a te dovrebbero avermi stancato.
Od almeno abituato.
E però non riesco.
Mi distraggo dal resto della scena ed i miei occhi stanno su di te.
Che sei lì. Fredda e distante per chi non sa guardare.
Calda e vibrante per chi ti conosce cosi bene.
Per chi se ne frega che capiscano anche gli altri.
Che di te parlano male. Che di notte ti sognano.
Tu sei cosi tranquilla.
Forse saranno sti novant'anni che c'hai.
Forse perchè ne hai viste tante.
Forse che hai capito che t'arrangerai a vivere e sarai
ancora qui quando tutti quelli che ridono di te se ne saranno andati.
Mah. Io ti voglio bene cosi come sei.
Non vivo per te. Vivo con te.
Da tanto tempo, sono abituato ai tuoi difetti e ai tuoi capricci.
Da cent'anni sopporto gli scherzi e le malattie
immaginarie che tanto inquietano chi non ti conosce.
Sto qui. Sto con te. Me ne vado a spasso con te.
Traffico con tutti quei pezzi che hai.
E mi diverto. E vibro. E vivo."

Carlo Talamo

2 commenti:

daniele ha detto...

Probabilmente Talamo era un vero artista del modo di vivere e di "vedere" la moto.In tutte le sue poesie riesce a cogliere quello che,a mio modesto parere,è l'essenza stessa di godersi il vivere in moto.E le stesse sensazioni le suscitava il grande Patrignani.Roba da brividi...

francè ha detto...

è esattamente quello che volevo trasmettere pubblicando le sue poesie.
Hai centrato in pieno ;)

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